L'intervista - artgarage n14

ultimo aggiornamento: 07.10.2019
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L'intervista

Dalla fotografia alla pittura
 
Il Mondo di "Gian Domenico"

 
 
La sua è una storia di cambiamenti di mezza età: fino a 38 anni, l’artista Marchigiano Gian Domenico Negroni, ha lavorato nel proprio studio fotografico come fotografo professionista nella cittadina di Castelraimondo (MC), decidendo dopo alcuni anni di chiudere la sua attività, in un momento particolarmente difficile e non più remunerativo. La sua carriera artistica è iniziata a 38 anni, a seguito di questa decisione. Come lui stesso ci ha spiegato, «la fotografia, il workshop e tutto quel mondo digitale mi stavano soffocando la poesia e il desiderio di continuare ad esplorare».
 
Lo abbiamo incontrato in Ancona, in un ristorante, dove attualmente espone.
 
Come sei approdato all’arte pittorica?
 
Quando alla fine del 2002 decisi di chiudere lo studio fotografico, mi accorsi che stavo entrando in un tunnel lunghissimo. Il negozio mi aveva lasciato qualche problema che dovevo assolutamente risolvere. Dopo qualche giorno entrai in una piccola azienda dell’alto maceratese per chiedere lavoro. Il titolare dell’azienda era stato un mio cliente, al quale realizzavo foto per i suoi cataloghi. Fui fortunato e dopo una settimana entrai a lavorare. Quel tunnel stava diventando sempre più buio. E’ lì che decisi di iniziare a dipingere. Il mio primo lavoro si intitola “Senza Uscita”.
 
Dove ti trovi ora e su cosa stai lavorando?
 
Al momento mi trovo in Ancona con una piccola esposizione, in un ristorante tipico che si chiama “La Mezza Luna”. Spesso mi è capitato di esporre in luoghi così; ristoranti, pub. Qui la gente osserva di più. O meglio, c’è un maggior passaggio di persone in locali come questi. Non è per far polemica ma, spesso, nelle esposizioni tradizionali, cioè in sale espositive o spazi appositamente creati, c’è il deserto. La folla c’è solo per le inaugurazioni..quando c’è da mangiare. Per quanto riguarda nuovi lavori, sono in una fase di mutamento positivo. Sto abbandonando l’astratto informale per creare lavori, sempre astratti, che hanno però del figurativo.
 
Puoi parlarci un po’ della progettazione delle tue opere? Quali sono gli aspetti più importanti delle varie fasi del processo?
 
Molti dei miei quadri nascono da scatti fotografici. Il processo inizia appunto fotografando: sto scattando una quantità enorme di fotografie, paesaggi urbani e natura selvaggia. Tornato a casa carico le foto sul computer, le apro e le osservo. Di solito non utilizzo mai solo un’immagine, ma sfrutto diverse fotografie o parti di esse. Cerco sempre di creare già dalla fotografia, un’immagine molto vicina alla pittura cioè al lavoro finale che la mia mente elabora, cercando nuove possibilità creative.
 
Le tue tele riflettono un mondo parallelo fatto di sogno, è giusto?
 
Sì. I miei lavori sono i miei sogni, ma anche gli incubi, a volte ricordi.. Sono convinto che per dipingere bisogna assolutamente dissociarsi dalla realtà.
 
Ho notato che i colori sono un fattore molto importante nelle tue opere. Quali sono le tue fonti di ispirazione per le combinazioni cromatiche?
 
I colori forti mi hanno sempre affascinato. I colori forti sono la vita, l'energia. Sono sempre stato attratto dall'arte dei grandi coloristi, come Kandinsky che ha creduto di poter raccontare tutto attraverso il colore. Nel mio lavoro, in particolare, dominano i colori del mare, azzurro e turchese: sono importanti per me, con l'oro della sabbia e il sole che vi tramonta sopra.
 
In genere pianifichi il tuo lavoro, o semplicemente ti lasci ispirare dall’immagine che stai realizzando?
 
Il mio lavoro è assolutamente intuitivo e non pianificato. Quando inizio non ho idea di cosa sta per accadere: sembra che le immagini si creino da sole e spesso mi trovo io stesso sorpreso dal risultato. È strano, solo quando finisco un’opera e le do un nome, mi rendo conto del suo significato emozionale.
 
In base alla tua esperienza, quali sono stati i momenti in cui hai lottato col tuo “Io” interiore o hai avuto difficoltà ad esprimere un concetto? Come hai fatto a superare questo scoglio?
 
Credo che ogni artista viva dei "periodi di siccità", di mancanza di creatività. L'idea non è una lotta, ma è vedere l'arte come un gioco. La creatività ha bisogno di essere nutrita: nel mio caso, l'ispirazione viene da viaggi “interiori”e giorni di riprese.
 
 
Quando una forma d’arte viene raccontata dall’Artista che la crea smette di essere una semplice etichetta e diventa magia. Ciò che rende reale la sostanza dei sogni.
 
L’attuale esposizione dell’artista Gianduz rimarrà aperta per tutto il mese di ottobre. Da non perdere.
 
 
 
                                                                                  Eleonora Monti
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by Gian Domenico Negroni
pittore e scenografo
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